Siamo tutti “allevatori”

da | Dic 31, 2019

Mi è capitato recentemente di affacciarmi su Facebook e dare uno sguardo a uno di quei gruppi degli amanti dei barboncini.

E, a parte le foto postate da chi veramente ama il proprio barbone, immortalandolo mentre sta sotto l’albero addobbato, mentre mangia, corre, salta e fa pupù, sono incappata in una serie infinita di “sciuremarie” (chi non sa chi sia la sciuramaria, vada sul blog Ti presento il cane, fondato dalla mitica, purtroppo scomparsa, e mia mentore, Valeria Rossi).

Sciure, dicevo, che non hanno il coraggio di definirsi allevatrici ma che di fatto allevano questa razza (e pure qualche altra) nelle loro case.

Devo dire che, essendo piccolo il mondo, qualcuna la conosco pure e non me ne voglia per quello che scrivo, ma mai nelle foto dei loro piccoli batuffoli infiocchettati di tutto punto nelle loro cestine infiocchettate, ho trovato riferimenti ai genitori di questi cuccioli, né tanto meno se sono figli di genitori con pedigree, magari testati per le principali patologie di razza, uno straccio di foto, due misure…niente.

Non contenta, ho voluto contattare una nuova mammina fotografata con cuoricini e fiocchetti e menzionata (in barba alla privacy) con tanto di nome e cognome dalla sedicente allevatrice, per sapere del suo cucciolo.

Nulla mi ha saputo dire in merito ai genitori del piccolo, solo che il papà non c’era, ma dov’era? Per la mamma, invece, mi ha detto che non l’ha vista perché era coperta. Come coperta? Ma che vuol dire? Poteva esserci pure un Maltese allora, sotto la coperta!

Vado sul sito dell’Enci, inserisco il numero del pedigree di una mia femmina, guardo ancora una volta i suoi discendenti (è un controllo che ripeto spesso per vedere se i miei cuccioli, in attesa dell’arrivo del pedigree, hanno il relativo numero già assegnato) e mi va l’occhio su una femminuccia ceduta qualche anno fa che ha avuto a sua volta due cucciolate.

Quella cucciola aveva purtroppo un difetto di malocclusione dentale, e chi l’ha scelta lo ha accettato di buon grado.

Prima domanda che sorge spontanea: ma come cavolo si fa a pensare di avviare un business facendo riprodurre un cane con quel difetto?

Chi è quel giudice che in sede di conferma di taglia non si è nemmeno degnato di guardarle la bocca?

Altra domanda che ancora non mi consente di dormire la notte: perché far riprodurre nuovamente quella povera cagnetta dopo soli 7 mesi dall’ultimo parto?

Vorrei urlare.

Confesso che quando mi chiedono se ho femmine disponibili mi si gela il sangue. E tutti che vogliono la femmina, poi.

Vorrei poterle cedere sterilizzate come fanno con le gattine di razza. Non per timore di una futura concorrenza, sono onorata, infatti, quando vengo contattata da un serio allevatore, ma perché se è pur vero che è meraviglioso avere una cucciolata dalla propria amata barboncina, ci sono degli step che vanno rispettati e questo è un atto di grande responsabilità.

Purtroppo ora cominciano ad essere tanti, troppi, quelli che, forse accecati dalla smania di facili guadagni, mettono a repentaglio la salute delle proprie cagne facendole partorire ad ogni calore, se ne infischiano altamente dello standard di razza e dei criteri di selezione, facendo accoppiare, come diceva un mio docente del Master Allevatori Enci, Fuffy e Pallino al parchetto sotto casa.

I guadagni, e qui ci tengo a chiarirlo, sono in effetti tutti per loro, che nulla investono in strutture, formazione, riconoscimenti e spese sanitarie da sostenere a 360 gradi, 365 giorni all’anno.

Viva la faccia.

Layla Zarfati

 

 

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